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SPORT | 05 settembre 2021, 06:50

L’intervista esclusiva ad Alessandro Ossola, lo sprinter piemontese sulle orme di Jacobs

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L’intervista esclusiva ad Alessandro Ossola, lo sprinter piemontese sulle orme di Jacobs (Credit: comitato italiano paraolimpico augusto bizzi fotografo)

Le Olimpiadi sono la festa dello Sport per eccellenza, quest’estate abbiamo sofferto ma soprattutto gioito per le imprese dei nostri campioni; due su tutti Filippo Ganna nel ciclismo su pista e poi il re degli sprinter in atletica, Marcel Jacobs, il tricolore si è issato in alto non solo sui pennoni, ma anche nei nostri cuori. Lo sport, come la musica del resto, sono linguaggi universali e internazionali che sono unici.

Lo sport unisce, lo sport aiuta anche a superare momenti di difficoltà e fa stare bene. Ed è lo stesso sentimento che noi stessi abbiamo provato e riversato anche per i nostri atleti paraolimpici che stanno concludendo la kermesse a Tokyo in questi giorni. Ne abbiamo parlato con Alessandro Ossola, torinese, presidente dell’Associazione Bionic People, arrivato nella finale del 100 metri, su quella pista in cui proprio Jacobs e Tortu ci hanno regalato pagine da leggenda ed è proprio da qui che partiamo: “L’emozione di correre su quella pista la senti tutta, ti percorre un brivido lungo la schiena, un emozione fortissima, come quella di essere arrivato a giocarsi la finale contro i migliori al mondo”.

Alessandro è un combattente nato, con la voglia di mettersi sempre in gioco, lo abbiamo conosciuto proprio mentre provava la protesi alla gamba, oppure sul tartan mentre si preparava per migliorare i suoi tempi in pista. Di lui abbiamo sempre apprezzato il sorriso, la determinazione, e la voglia di combattere.

E’ appena rientrato da Tokyo ed è naturale chiedergli quale sia stata l’emozione della sua prima Olimpiade: “Qualcosa di magico dall’inizio alla fine è un esperienza enorme dal punto di vista sportivo e umano, confrontarsi, parlare e anche mangiare insieme con persone di tutto il mondo è incredibile e formante. L’emozione della finale, la pressione, e comunque arrivare a un centesimo dal record italiano mi ha dato uno stimolo fantastico. Era il mio primo appuntamento importante e questo credo che mi dia ancora più stimoli per andare avanti. La testa è già a Kobe, sempre in Giappone, per l’anno prossimo, anche se il sogno è Parigi, dove grazie a un team preparato (Chiara Ansaldi, coach, Marco Critelli, personal trainer e Maria Vietti fisioterapista) posso giocarmela con l’impegno di migliorarmi ancora”.

Alessandro è un vulcano basta vedere i suoi profili social per comprenderne l’animo, e se ci permettete un commento personale, un esempio a non mollare mai ma soprattutto a farlo sorridendo, la vita è soprattutto questo.  

Redazione

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