“La canzone che mi fa stare bene” è il titolo di una rubrica di una nota emittente radiofonica. Forse molti di voi la conoscono. Il meccanismo è molto semplice: una persona telefona e dice: "La canzone che mi fa stare bene è (titolo)", segue una rosa di 4 o 5 canzoni e ne viene scelta una che viene trasmessa.
No, non mi pagano per fare pubblicità, e che ogni volta che ascolto questa rubrica rimango basita dal fatto che il 90% delle persone dica "La canzone che mi farebbe stare bene" e non "Che mi fa stare bene".
So che potrebbe essere solo una forma di cortesia, ma per il nostro cervello non lo è.
E’ un po' come dire "vorrei" al posto di "voglio": è una limitazione al raggiungimento dei nostri obiettivi, partendo dal presupposto che non stiamo parlando di persone egoiste o prepotenti, ma di persone normali.
Ecco che usare il condizionale blocca. "Vorrei”, “Mi farebbe stare bene" dà la possibilità di posticipare la decisione, l’emozione e, alla fine, forse, di non raggiungere, né l'una né l'altra ... tanto c'è tempo.
Proviamo a pensare a quante volte dire "vorrei”, “farei" o altre parole simili ha bloccato la nostra vita, i nostri risultati.
In alcune lingue africane, il condizionale non esiste: le cose si fanno o no, si vogliono o no, ecc.
Ed è così per il nostro cervello se vogliamo ottenere degli obiettivi e dei risultati.
Certo non viviamo isolati e dobbiamo usare la forme linguistiche socialmente accettate di cortesia, tenendo sotto controllo per il nostro io, senza rallentare i nostri obiettivi e sogni.
Come possiamo fare? C'è un modo, come dico sempre a mia figlia e ai miei clienti: pensa "voglio" e di "vorrei".
E tu cosa vuoi? Cosa ti fa stare bene?
Parliamone!
Dott.ssa Sara Bortolozzo, Coach, Master p. PNL, formatrice, mamma e moglie. #metododaccdacc #sarabortolozzofarfallecorazzate #ascoltoattivo #crescita #relazioni #comunicazione #coaching #pnl