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COSTUME E SOCIETÀ | 31 marzo 2025, 09:00

Bagneri e il burro della Madonna di marzo: tradizione, cultura e territorio FOTO

Un successo inaspettato che celebra gli antichi saperi, i prodotti del territorio e la vita contadina del passato.

Bagneri e il burro della Madonna di marzo: tradizione, cultura e territorio.

Bagneri e il burro della Madonna di marzo: tradizione, cultura e territorio.

Bagneri, piccolo borgo montano del Biellese, è diventato ancora una volta teatro di una cerimonia che unisce fede popolare, cultura materiale e saperi ancestrali: la celebrazione del burro della Madonna di marzo. Un momento che affonda le sue radici nel mondo contadino e che conserva intatta la forza simbolica della riconoscenza alla natura, attraverso il dono del primo burro della stagione.

Domenica 30 marzo, nella piccola frazione di Muzzano, si è svolta la tradizionale celebrazione che ha saputo unire sacro e profano, fede e cultura rurale, con una partecipazione sorprendentemente numerosa, superiore a ogni aspettativa. La giornata si è aperta con la Santa Messa presso la chiesa del borgo e con la benedizione del burro, secondo l’antica consuetudine di affidare alla protezione della Madonna i frutti della nuova stagione. Al termine della celebrazione, sulle gradinate della chiesa, gli Amici di Bagneri hanno accolto il pubblico per una speciale condivisione di saperi. Entusiasti della grande affluenza, i volontari hanno raccontato al pubblico, attento e partecipe, la storia del “buru d’la Madona d’mars” e le pratiche di un tempo, che oggi tornano a essere apprezzate, studiate e, in molti casi, riscoperte.

Un tempo, questa cerimonia veniva celebrata a marzo, in coincidenza con l’Annunciazione, per propiziare l’arrivo della primavera e l’inizio della salita agli alpeggi, quando gli animali tornavano a nutrirsi della prima erba fresca al termine dell’inverno. Era un momento cruciale per la vita contadina, un passaggio stagionale che richiedeva protezione, fatica e spirito comunitario, prima di avventurarsi fra gli alti pascoli isolati dalla civiltà.

Il burro era molto più di un alimento: aveva un valore economico, simbolico e perfino medicinale. Era il primo derivato del latte, ottenuto dopo aver montato la panna e fatto girare a lungo la zangola di legno, azionata a mano. Una volta separato il latticello, il burro veniva lavato con acqua fredda, poi impastato e modellato a mano. In assenza di bilance, si usavano forme di legno artigianali, che ciascun allevatore realizzava a modo suo. Non c’erano etichette: per distinguere i panetti, ogni famiglia usava una tavoletta incisa con il proprio “marchio di fabbrica” per identificare la provenienza del pregiato concentrato.

Dopo essere stato modellato, il burro veniva lasciato per qualche ora in acqua fredda, per rassodarsi ed evitare che diventasse troppo morbido. Ma ciò che lo rendeva speciale era soprattutto la qualità del latte: il primo burro primaverile è il frutto del pascolo estensivo dell’erba più vigorosa della stagione. Il nutrimento, ricco di carotenoidi, vitamina A, e una miscellanea di proprietà derivanti dalle erbe spontanee, si distingue per il colore giallo intenso e un gusto profondo. Questo prodotto veniva utilizzato anche a scopo curativo: grazie alla sua concentrazione di nutrienti, infatti, possiede proprietà antiossidanti, cicatrizzanti ed energizzanti, utile per il sostentamento, o da applicare sulla pelle.

A raccontarlo, con competenza e passione, sono stati Fabio Porta, dottore forestale, e Paola Rondolotto, allevatrice dell’Azienda agricola Rosso Baietto di Netro, insieme a Mariella Ghirardi, custode dei saperi erboristici della zona, ed Enzo Clerico, referente per l’Ecomuseo della Valle Elvo. Durante l’incontro, si è parlato anche delle erbe locali e delle conoscenze popolari tramandate per secoli. Secondo l’antica osservazione delle specie vegetali, ad esempio, si credeva che ogni pianta fosse benefica per la parte del corpo che le somigliava – così, la noce, che ricorda il cervello, si riteneva utile per la memoria, mentre la polmonaria, con le sue venature simili ai polmoni, veniva usata per le infezioni respiratorie. Molti di questi usi, oggi, trovano conferme anche nella moderna ricerca scientifica.

La giornata si è conclusa con una merenda condivisa, a base di prodotti locali, e con l’esposizione di strumenti e materiali legati alla lavorazione del burro, custoditi con cura dagli Amici di Bagneri. Il “buru d’mars” era un tempo prodotto in grandi quantità e conservato gelosamente da ogni produttore, che talvolta lo utilizzava come moneta di scambio, o come unguento sostitutivo per la cura di ogni male.

“L’ecomuseo vive oggi in tutti noi – dichiarano i rappresentanti al suono delle campane -, occorre tramandare gli antichi saperi e mantenere vive tradizioni e memorie. Chi non ha passato, non possiede una storia, e solo conoscendo ciò che siamo stati, possiamo costruire consapevolmente ciò che saremo”.

G. Ch.

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